Il mondo del microbiota umano

Con il termine microbiota si intende l’insieme di microrganismi presenti all’interno di un organismo. Si parla anche di microbioma, inteso come insieme del patrimonio genetico complessivo di tali popolazioni microbiche.
Questo complesso sistema di convivenza e simbiosi di microrganismi è presente in diverse regioni del corpo umano: esiste infatti un microbiota intestinale, cutaneo, genitale, oculare, orale, polmonare.

Un’ alterazione del microbiota umano si associa con l’aumento dell’ incidenza di alcune tra le più diffuse malattie del secolo; parliamo di malattie infiammatorie intestinali, malattie metaboliche, diabete e obesità, cardiovascolari, disturbi dell’ansia, tumori dell’apparato gastrointestinali e altro ancora.

Come si crea questa simbiosi?

Le prime forme di vita che si svilupparono nella Terra furono organismi unicellulari.
Alcune specie, come gli Archea, sopravvissero a condizioni estreme e rigide negli ambienti primordiali.
Nel corso di milioni di anni di evoluzione si ebbe la diffusione delle specie sempre più complesse che colonizzarono ogni angolo del pianeta e diedero origine ai mondi animale e vegetale.

I batteri rappresentano la forma di vita più diffusa nel nostro pianeta, grazie anche alla loro capacità di adattamento alla coesistenza all’interno del corpo degli organismi animali, compreso l’uomo.
Questa interdipendenza è alla base del mantenimento della vita per entrambe le parti.

microbiota intestinaleQuanti ne sono?

E’ stato stimato che nell’uomo a 10 trilioni di cellule umane corrispondono 100 trilioni di cellule batteriche.
Un rapporto 1:10 uomo vs batteri individua un peso stimato di batteri simbiotici in un uomo adulto di circa 1,6 kg, non così inferiore al peso di un altro organo (vedi fegato o cervello).

Inoltre, la nostra componente genetica è per il 99% di origine batterica! Questa componente, rispetto al genoma umano, è molto più plasmabile e dinamica, dunque in grado di adattarsi e sopravvivere ai vari cambiamenti ambientali, chimico-fisici ed energetici.

Da questa presenza così importante viene da chiederci quale sia il suo ruolo.
Molti dei batteri intestinali, e non solo, ci forniscono geni che codificano per enzimi necessari all’assorbimento dei nutrienti e per la regolazione della velocità dello stesso.
Ma non tutti i microrganismi sono “buoni”. La selezione naturale tra ceppi buoni o cattivi e il loro mantenimento a breve o a lungo termine viene fatta soprattutto dalla nostra alimentazione.
Ne è un esempio l’obesità. Nonostante sia una patologia con molteplici cause, è stato dimostrato attraverso alcuni esperimenti che topi trapiantati con microbiota intestinale di topi obesi, mantenendo la stessa dieta, manifestavano tendenze ad ingrassare.

Inoltre, si osservano diversi tipi di microbiota in base alla provenienza geografica e alle abitudini alimentari: il microbiota europeo e africano, per esempio, sono molto diversi qualitativamente e quantitativamente per le specie batteriche presenti. Sicuramente i fattori determinanti sono:

  • dieta
  • qualità degli alimenti (vegetali o animali; grado di raffinazione; inquinanti ambientali)
  • livello di attività fisica
  • condizioni igienico sanitarie
  • modalità del parto (naturale o cesareo)
  • tipo di allattamento (latte materno o in formula)

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • Alla scoperta del microbioma umano: flora batterica, nutrizione e malattie del progresso. Fabio Piccini (2015)
  • Diversity of the human intestinal microbial flora. Eckburg PB, Bik EM, Bernstein CN, Purdom E, Dethlefsen L, Sargent M, Gill SR, Nelson KE, Relman DA
    Science. 2005 Jun 10; 308(5728):1635-8
  • Host-bacterial mutualism in the human intestine. Bäckhed F1, Ley RE, Sonnenburg JL, Peterson DA, Gordon JI. Science. 2005;307:1915
  • Metagenomic Analysis of the Human Distal Gut Microbiome Steven R. Gill1. Science. 2006 June 2; 312(5778): 1355–1359. doi: 10.1126/science.1124234
  • Obesity alters gut microbial ecology. Ley RE, Bäckhed F, Turnbaugh P, Lozupone CA, Knight RD, Gordon JI
    Proc Natl Acad Sci U S A. 2005 Aug 2; 102(31):11070-5
  • https://www.ncbi.nlm.nih.gov/
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